Tra i petroglifi ritrovati nella zona di Four Corners, il Kokopelli è l'unico essere antropomorfo istoriato sulle rocce, ad avere un nome e un'identità. La sua immagine dipinta (la più antica risalirebbe a circa 3000 anni fa) è stata vista più volte nei siti archeologici degli Anasazi e degli Indiani Pueblo.
L'origine del suo nome, per gli Zuni deriva da KOKO (Dio) e PELLI (nome indiano per un insetto simile alla cavalletta); e per gli Hopi da KOKO (bosco) e PILAU (gobba).
Il Kokopelli è graficamente ritratto come un suonatore (con il suo flauto sempre in mano), con un gibbo o un sacco dorsale, e una cresta (che potrebbe rappresentare i raggi del sole o le antenne di un insetto).
Esaminando i diversi miti e leggende dei nativi americani, si giunge alla conclusione che il Kokopelli raffigura una specie di spiritello buono e un po' burlone, con diversi e sovrapposti attributi e poteri, simbolo ora di prosperità, ora di incontro con il divino, ora di gioia e felicità.
Gli Anasazi, che -ricordiamo- per primi fecero esperimenti di agricoltura, furono i primi a raffigurare il Kokopelli, la cui visita, annunciata dalla musica del suo flauto magico, coincideva con il periodo del raccolto. La gobba rappresentava un sacco pieno di semi, che il generoso folletto distribuiva nei villaggi, insegnando al popolo ad usarli.
I Navajo conoscevano il Kokopelli come un dio della pioggia e della prosperità. Nel suo sacco dietro la schiena, c'erano, infatti, nuvole e semi.
La stessa cosa per il popolo Zuni.
Gli indiani Hopi attendevano con ansia di udire le note del flauto che preannunciavano il suo avvento perché, quando questi arrivava, oltre alle solite semenze, tirava fuori del suo sacco dei bambini da donare alle donne sterili e non, che si erano intrattenute in sua compagnia.
La leggenda di San Ildefonso Pueblo narra che il Kokopelli era una specie di sacerdote girovago, portava una borsa piena di musica che dava gioia e felicità a chi lo ascoltava.
Se vi trovate a passare nel New Mexico o in Arizona, vedrete l'immagine del Kokopelli dipinta sui muri di un ristorante, su bracciali, ciondoli e magliette; e il suo nome scritto sull'insegna di un motel o di un negozio di souvenir. Ma se vi ritirate in un luogo solitario, provate ad ascoltare la voce del vento: potrete percepire in lontananza le note del suo flauto nella brezza primaverile, quando il Kokopelli annuncia la fine dell'inverno, potete star certi che porterà anche a voi letizia e abbondanza, e, se le seguirete, vi avvicineranno al Grande Mistero.